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979-1282446600

In non sogno

In non sogno

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Filippo Bozzali si esprime con rara autoironia nella poesia contemporanea. Richiamando la battuta di Fabrizio De André, che a sua volta la attribuiva a Benedetto Croce, si colloca tra i "cretini" che continuano a scrivere versi dopo i diciotto anni. È una dichiarazione di poetica travestita da scherzo: la poesia appartiene a chi la vive prima ancora che a chi la professa, e la parola vale per il peso di verità che porta con sé.
Il cuore del libro è il dialogo tra due lingue. L’italiano accoglie il pensiero che si interroga, la riflessione sul tempo, sull’amore e sulla morte; il siciliano custodisce la memoria degli affetti, la voce dei genitori e dei nonni, la musica delle nenie ascoltate da bambino. Filippo Bozzali lo chiama Lingua Matri e lo scrive secondo la grafia di Nino Martoglio, scelta come atto di fedeltà a una tradizione letteraria che considera insuperabile.
L’amore attraversa il libro in tutte le sue declinazioni, sensuale, filiale, amicale, e trova nella poesia eponima la sua immagine più rarefatta, una presenza «vestita di vapori», sospesa tra veglia e sonno in un tempo che appartiene soltanto agli amanti.
La morte vi compare come presenza familiare, avvicinata con pudore. Le poesie dedicate alla madre e all’amico Pinuccio affidano alla sobrietà la propria forza commossa. Accanto alla dimensione intima convive quella civile: la satira de L’omopoliticu, il lupo che rovescia la favola morale e restituisce all’uomo le sue colpe, il giunco di Càliti juncu che si piega sotto il passaggio delle dominazioni e continua a vivere, immagine di un popolo che resiste.
La chiave dell’intera raccolta si trova forse nel Corso di poesia per poeti analfabeti. Don Giuseppe, contadino analfabeta, respinge la trascrizione in italiano elaborato delle proprie parole e chiede che la poesia sia scritta "come parlo io". La Nota conclusiva affida al lettore il ruolo di «portatore sano di poesia», custode di versi che diventano suoi nel momento in cui lo riconoscono. 

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